Claudio Pagelli
 
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da  Le visioni del trifoglio
 
Manni Editori, 2007
 



 
 
“l’onda”

ciò che mi chiama in te
è l’onda più grande
che straripa pianeti.
non c’è argine né mare
che contenga il tuo nome,
anche l’universo ti pensa -
mia acqua, mia luce, mio cuore.
 
 
 
 

“la distrazione”

c’è ancora qualcosa
che sorprende gli occhi dei passanti -
è l’abbraccio degli amanti
che risalgono controcorrente
certe vie affollate all’ora di punta.
è quella luce
che si dimentica chissà dove,
quel camminare distratto
come fili d’erba nel vento
dove anche la meta è incerta per vocazione,
dove l’unica cosa che conta
è il volo ampio dei corpi, il bacio
esatto sulla punta del cuore.
“il bacio”

la tua bocca è una promessa,
nuvola rossa, tempesta.
so la pioggia che nascondi,
il vento che rompe il sangue,
le parole, lo sai, hanno il volo
di certe rondini sull’acqua
o nascondono artigli che strappano l’anima.
le labbra lasciale ai silenzi di un bacio
quando il corpo si apre come un fuoco
      senza saperlo…
 
 

 
“sere d’amore” 

ci stanchiamo sotto le coperte
nelle ore che Amore ci concede -
siamo silenzi, senza fame né sete
ci abbracciamo, inerti, in questo Lete
languidissimo, il sangue e le vene
 le sole parole vere
che pronunciamo - parole mute
che nessuno sente,
solo il cuore sa, lui solamente
annusa la verità; le nere
amnesie dei giorni senza stelle,
le luci dei corpi e delle sere
infinite di baci e carezze
dove tutto, tranne noi, è assente…
 
 
 
“terra d’aprile"

sei fatta d’aprile e di qualche
cielo lontano e ridi come ride
       il vento fra gli aranci
quando tutto è caldo come sabbia,
quando tutto respira profumi
                                di terra buona.
 
 
 
 



 
 
“spora, n. 1”
 
qui dove tutto è metafora
si replica nel sangue
il mantra del magma -
senti la bolla che lenta affiora
come corona di fuoco
sulle labbra del mio canto ?
il flusso è compatto, la lava
straripa appena, il mare la meta.
 
 
 

“spora, n. 4”
 
se ti sento
penso il tuo respiro che mi pensa,
il pensiero mi porta lontano
come spora
impazzita di vento -
se respiro il tuo pensiero
sento il vento
che mi porta lontano.
come spora nel respiro
io sento il pensiero,
la spora, il vento
che porta respiro lontano.
una spora pensa
il respiro, il vento
che la porta s’arriccia sulla punta…
sputa, Spora
il tuo pensiero di vento !
nulla importa
ma pensiero vivo
e tu respira, Uomo, respira…
“spora, n. 7”
 
a che serve, ti chiedi,
il sangue che fiorisce
dal verso improvviso
e quale segreto progetto
nasconde il mio passo -
non è giada o rubino
la meta dello scavo,
le mani rubano terra
alla terra, fanno buche,
strappano erba ostile
per toccare il canto
antico, il magma
che ribolle sotto
il cuore delle cose.
Io ti porto l’oro buono, amico,
l’oro profondo
che non ha peso né spazio,
ma acqua leggera
dalla gora del mondo.
 
 
 
 
“spora, n. 10” 
 
cos’è la poesia
che ti tocca ?
è il fuoco
di questo giorno,
il fiele che scolora
dalla bocca…
memoria di vino
che ti apre di sole.
è Aprile, è Amore
che attende sulla soglia.
 
 
 

“spora, n. 11”
 
ogni cosa è visione,
lampo che ti cattura
gli occhi, la gola.
la sera, lo sai, s’avvicina
e la luna chiede un canto -
rosso è il sangue, la frusta
dell’occhio scosta
la polvere dall’oggetto -
la verità è un trifoglio
nel prato degli specchi.
 
 


 
Claudio Pagelli nasce a Como nel 1975. Autore de "L'incerta specie", LietoColle, 2005, con nota critica di Manrico Murzi e "Le visioni del trifoglio", Manni, 2007 , prefazione di Fabiano Alborghetti. Sue poesie compaiono in riviste ed antologie, premiato in vari concorsi di interesse nazionale. Presidente dell'Associazione Culturale Helianto, vive e lavora a Rovello Porro, nel Comasco.



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pagina aggiornata il 23 dicembre 2008