Marcella Corsi
 
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da Hanno un difetto i fiori


Negarti vorrei con la dolcezza dei peschi
quando s'affacciano in neve sul mattino
dell'anno vorrei tradirti cento volte
e più di cento amarti con quella trepidezza
saporosa che il ritorno conosce e tu
che fossi grande ed innocente sempre
e senza prevenzione ed io capace d'emozione
ben terrena e lietamente sobria e piena

*

Como puedo deçirte, albero

del mio riposto giardino, albero
d'albicocco la pena che del tuo sfiorire
mi prende incapace io di soffrire il tuo soffrire
di venti, il tuo minuto di foglie infreddolire

*

Ancora dopo giorno riversa d'amore
sotto il vento s'è schiantata la mimosa

di traverso al viale pendono i fiori
scomposti le foglie minute, il chiarore
dei grappoli fa luce alla ghiaia

in silenzio le radici hanno freddo

Io che dai rami traevo linfa e presagio
mi vedo lentamente carezzarne
il tronco le braccia sottili respirarne
l'alito che furente svapora

non ho coraggio di guardarla, ancora

*

Sono io che m'intingo di tiella
m'arrostisco m'arrovello e mi fingo
intera, infida primavera variegata d'ombre
e sorbi e prunelli e merli in amore

tu manifesti discreta attenzione
un'emozione lieta inalberi alla mano
forse meno un saluto un pavese una volta
al mese e faccio il peno io almeno

lama gemella ad un coltello alieno
mezza di mela rossa quarto squartato spicchio
lunato e da cesello velo in forma di buccia

Eppure anche frittata non disdegna mentuccia

*

Che venga la neve e riposi sul mio corpo
immobile, ch'io regga al suo freddo livore
alla sua solitudine di bianchi e rimanga
distesa senza tendere un muscolo senza
impazzire di chiaro imparando lentamente
a distaccare, lentamente incominciando
a germinare

*

e poi una tale
voglia di toccarti
che perfino gli occhiali
mi toglierei
che perfino lo sguardo mi toglierei
e la parola il sogno il movimento

che perfino la pelle mi toglierei
per impararti dai nervi e dal sangue

*

Quale splendidissimo dono è averti
tra le braccia donna, sola per me mai toccata
morbide membra calda guancia - della terra tagliata
appena hanno sapore i tuoi capelli volano le mani
tenere farfalle la bocca si piega al broncio
e sale e mare sulla tua pelle disegnano
amorose geografie - splendida saporosa sapiente
dolce ridente unica donna mia

(oh non m'avresti voluta se non ti fossi stata
madre io di così poche membra, mia tenerissima
succosa mia deliziosa prepotente albicocca ambrata!)

*

Sono propensa a credere quest'oggi
che il giorno sia cresciuto per una
tua dolcezza mattutina, prima di veglia
pensata in metafore d'alba o sogno
sembra a me pure adesso d'esser nata

*

Strano modo d'aspettarti il mio, certo t'aspetto
farne a meno non potrei ma non ti cerco
non ti sospiro né respiro di te pensieri. possibili
desideri. Non saprebbero che farne molti
d'un'aspettare così vago distratto eppure
ha ricordo di nebbie dense di giorni chiari
di mare ha odore di vento e fieni
di fresco tagliati di glicini sfogliati piano l'attesa

No non t'aspetto tanto figlia, poi quando
ci sarai mi prenderai più d'ogni altro od altra mai

*

così mentre prende di terra il sole mi sogni
di volare nel cielo delle case, un cielo
che sta stretto sotto i travi a riposare

rosa sopra il letto sei un folletto che sale
la cappa profumata di fumo di tegole
dove il colombo piccino trova l'ala della colomba
i gatti allenano il passo alla leggerezza

e tu contenta di passeri prendi di brezza

*

Hanno un difetto i fiori: spuntare

nessuno riesce ad obbligarli
né salgono si aprono s'espandono
per ingiunzione, solo tepore nutrimento
chiamano i perfetti colori del loro
portamento. Così non ti meravigliare
dei silenzi deserti che il ricatto impone
( svettava un tempo il canto all'ombra
tenera d'uno sguardo...

*

spacca netto di buccia il desiderio
nella fatica del melograno che matura
Con tutto il dolore che serve ti vorrei
amico
ridente di domande e silenzioso, sereno caldo
e puro e grande, cerro che copre intero il prato
e delicato di verde appena spuntato, ti vorrei
distratto un poco matto un imprevisto
temporale che catturi sulle labbra arcobaleni

io ti vorrei amico ancora amare








da Distanze



EURIDICE


Il regno delle scorze le sottrasse
attualità di sentimento, la mise
denso di cose tangibili, a rischio di perdere
riconoscenza di polpa, divenne volante
rifiuto rubicondo - era un immenso
ripiano di mele rosse strafottenti.
Ebbe subito l'affronto di un bacio.

La discesa quel particolare cammino
verso il mondo del sotto iniziò repentina
più idonea a toccare l'inconscio
che a rammentare incontri o prefigurare
futurità. Si fermò al livello della pietra
sagace interezza dura, paesaggio intagliato
dai venti - troppa grazia sant'Antonio! -
il camminare arcuato del pesce, ecco
il segreto, l'essere in fin di vita
prima di fare il salto all'acqua, pulizia
marina e rupestre lontana dalla
maleolente evanescenza cittadina.

E nemmeno possedere l'olivetti portatile
(viaggiare tra tavolo e letto, non
fermare mai la mente sull'albero di lenti
sentimenti

*

l'ondulazione del mondo la tortura

del pruno bianco preso di solitudine
il calanco che scava passati senza portare
a memoria, questa continua discontinuità di

mente con troppe parole

per poter gridare, questo dovrò lasciarti
in eredità figlia mia amorosa meraviglia?

*




per F. F.

Era un marinaio che sapeva nuotare
anche fuori dal mare, s'era levato giacca e
berretto per stanare pesce diverse volte
molta aveva sulle spalle leggerezza d'anni
e tanti baci dati e resi. Allegro affondò

ma invece di nuotare o naufragare
diede fondo al fondo, si sedette dove nessuno
che non fosse pesce s'era mai provato
e prese fiato dal respiro delle acque.
Sapendo virare fra le curve del corallo
si prese gioco della notte, rise delle sabbie
che ai piedi gli tramavano opacità di rasi

Dimenticando il respiro nella danza che le correnti
suggerivano - e d'istinto conchiglie calamari stelle
prese a volare in grazia di pinne azzurre
come piume e senza darlo a vedere danzando
morì. Fu una morte distratta, tutta da godere

*


Fino a poco prima un sole così sole un'erba
non ancora consumata dai passi
sottile ardire di semi guidato per silenzi
all'evidenza. Erano chiare olive le parole
Ora si sveglia il bruco maldannato
- nemmeno dannato a puntino, smorzo -
vagola avviluppa si avventa al primo avanzo
di fango, è un lombrico terrigno. Maligna
terra discarica, non hai nemmeno l'ombra
d'una verdura! Ti faccio spazio ti slargo il passo
dove l'hai messo il mio bel chiaro d'uliveto
il verso che il melo imbiancava di marzo?

(Evvi d'ingenuità un eccesso in tal poetico
stupire e nell'errore una viltà di fondo
frutteto od uliveto che si tratti... Che vada
steso ad asciugare al gelo il verso?

*


Metterci un coperchio sopra e magari
buttar via la pentola, tanto, dici
l'acqua dentro non bolle nulla
anzi di noi s'è tutta evaporata

saltando crateri bollenti, brillando
di foglia in foglia alle braccia
della magnolia-grandi-fiori ...
e cuoci le tue patate al fuoco

e fuoco o non fuoco fai faville
e non mi lasci nemmeno la differenza
pallida del dover essere. Mettiamoci
la terra almeno cresciamoci le margherite!

*


Chiede ragione questa densità che lievita
e mi veglia, è una primavera così fresca
il maggio non ha ancora fiorito i suoi passi
i panni stentano sui davanzali e piove
come se domani dovesse tutto seccare d'invidia
- non vale nemmeno lo scricchiolare dei travi
il tempo tuo che s'apre a contenermi vento
Domani forse un'arca

*



CAMOMILLA

ridicola cosa un amore: sempre qualcuno
da cui difendere i baci!

Scivola via la mia tranquilla sui tonfi ritmati
della tazza (Camomilla, grande pagliaccio
faccia gialla!) Sono giorni accaldati
con tutto che i pioppi lascino giallo a mucchi
sul marciapiede, tovaglie di cuori
minuscoli col gambo. Avranno anche loro
battiti tanto accelerati?

Certo preferirei vederti di più, più gaiamente
per pulsazioni strane tra gli occhi le vene
sopra i vestiti soffrono la pelle e mi svegliano
in tempo di stelle la mattina, solo la sua manina
gentile affresca la mia fronte. Verrai tu pure?
Così la morte che temo poco un poco la
vinciamo tu lei ed io tenendoci segretamente
per mano

*


quel melo fiorito sull'ampia risata
dei ritorni frequenti, il rivelarsi goloso
degli occhi, quel dolore convinto
e l'orgoglio diviso d'ogni comune
accadimento, la mia scommessa
di perfezione ...)

con il viola il verde l'azzurro, falso
di memoria il temperino del passato
taglia sottili le possibilità dell'ora

*


Piegato in due vessato nei dove a gara esposto
all'assalto frontale di tanto libero centro, t'avviso
l'ho visto quel ragno piagato è vivo e dove
alligna la linfa (seppure dovesse mancare
un verso un segno un nome la vita) s'avventa
rimorde spaventa, non farlo scappare lontano
non darlo per morto inventa una tana sia pure
nel ghetto del cuore

*


anche dove il mare non c'è talora ne sento l'odore
arriva la sera oppure presto nel giorno inaspettato
fa bene o fa dolore in quella parte dove stanno
riposti i ricordi più cari quelli che troppo bene
o troppo male fanno, che di raro si vanno a
salutare, caro il mio grande uomo che vuole
dimenticare gusto e dolore e quanto di noi è sale

vorrei che venissi da me come l'odore del mare

*


sai tu se un giorno mi permetterai di dirti
le più vicine cose le più lontane all'intelletto
quelle che avrei voluto tra di noi segrete?
sai tu
gemello a tutti in lontananze belle, a me
lontano di perentorie vicinanze e strano
amore, amico arcano, tu tanto mio da non
portarne segno né tollerar bisogno, sai tu se
mai, magari in sogno, me lo permetterai?



Marcella Corsi (Milano 1950) vive e lavora a Roma. Tra le pubblicazioni di poesia: Cinque poeti del premio "Laura Nobile", Milano, All'insegna del pesce d'oro di Vanni Scheiwiller, 1992; Hanno un difetto i fiori, Cittadella (PD), Amadeus, 1994; Il fascino perentorio dei "Poems" di Katherine Mansfield, in "Il lettore di provincia", a. XXXV, n. 119-120 (gennaio-agosto 2004); Distanze, Milano, Archivi del '900, 2006 (premio "Antonia Pozzi"); La figlia del mare. Versioni dai Poems di Katherine Mansfield, Il Filo di Partenope, 2008.



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pagina aggiornata il 30 aprile 2009