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inediti



9 aprile 2004, ore 18.16


Lo spirito del nemico si sveglia
e cavalca la pioggia.
Le lamiere dell'auto diventano
fronda crespa e ondulata
di lattuga di mare.
La laringe in cancrena partorisce nell'urto
l'urlo-larva morta.
Alla stregua di squame sottilissime e caduche
mi si spezzano nel petto
le nervature mediane delle foglie.
Ma con farina di sughero, e olio
di lino, la sagoma dell'angelo ha tessuto
la nubifera veste che ha custodito
il mio bambino. Io sola vedo
in cielo l'arcobaleno
che protegge le donne in travaglio.
 
 
Voglio andare a dormire.
Mandarmi via dalla testa le paturnie.
Tra le ali dell'angelo mio
che non impugna la spada
e non può essere solo
una polena di legno dipinto
per me novello marinaio all'osteria,
pulire i pensieri di terra
imbrattata al letame, le idee con le quali
la discarica insudicia il mare,
e adagiarmi nel tuo sonno bambino
succhiando il pollice che hai consumato
e ferito. -Mamma, mettimi un cerotto,
oppure il guanto
che mi ha cucito nonna.
Non dormo. Mi fa male, mi sanguina
il tuo dito.
 
 


(Variazione 1 - La cicoria a.)
 
-Facciamo le coccole, mamma.
Asciugati le mani!
Tu mi dici al frammento
di un ultimo singulto
per il gomito ferito
cadendo addosso al tronco
del lauro rigoglioso
per un avverso sasso
mal sorgente tra l'erba
inseguendo la palla.
Me le asciugo le mani
e lascio la verdura
immersa nel lavello.
Poi mi siedo e t'accolgo
al mio petto che duole
per le costole rotte.
Mi inebrio al tuo profumo
bagnaticcio acidognolo
mentre l'angelo qui attorno
avvolgendoci celebra
la liturgia del fumo
odoroso d'incenso
che intride quello
che nel pensiero mi fingo
insieme alla cicoria
della nostra cena.
(Variazione 1 - La cicoria b.)
 
Al fuoco che stilla
bagliori di azzurro
diventano un nulla
i lobi profondi
rivolti alla base
di tutte le foglie
di cicoria che lessa.
Il forcone le gira
mentre l'angelo invita
la rondine a posarsi
al margine del mio
piano di cottura.
La guardo che alza
la coda forcuta
a mostrarmi le parti
ventrali bianche
come i grani del sale
che dal pugno lascio
tuffare nell'acqua,
grandine a primavera
che unisce con l'uccella
le due metà del cielo.


(Variazione 5)
 
Mi rivolta la lumaca dei prati
sul tallo di radicchio da condire in insalata
ma l'angelo mi dice
di offrirle gli eduli d'avena
e di ridarla all'erba.
Il suo liquido secreto,
all'aria vischioso,
mescolo a resine disciolte
in miscela di olio.
Un filo lungo ne verso
sulla nostra cena.



(Controcanto)

1 settembre 2004
 
Nel teatro che è il mondo
passa stasera un luminaio.
Il mio piccolo lo guarda che accende
fiammelle innumerevoli
alle finestre.
Poi soffiando con l'alito al profumo
di gelato cioccolato e panna
spegne dopo cena la sua candela:
-Mamma si scottano le animelle dei bimbi
morti di Ossezia.
Mamma, il loro angelo
dov'era?







I figlio
 
Ho perso il mio bambino.
Non questo che mi dorme accanto
quando il babbo
è lontano in viaggio.
L'altro. Quella specie di trota
picchiettata di rosso
sul bianco-argenteo vello
squamoso, che scivola tra le dita
del pescivendolo.
II figlio
 
Per il tuo mal di pancia figlia mia
andrei in giardino a cercare
le foglie cuoriformi di una pianta.
Ne estrarrei il glucoside solforato
che ti guarisca. Invece dal cassetto prendo
la compressa più squallida.
Però in compenso nel bicchiere verso
l'acqua della sorgente di montagna
con la quale ogni sabato il tuo babbo
riempie per noi bottiglie al profumo
di puro.


III figlio
 
Un groviglio di cromosomi
miei e del suo papà gli vedo in faccia.
Mi chiedo a quale
sostanza organica ereditata
gli assomigli l'anima.
- Angelo che lo proteggi
spolveragli con le ali
i miei difetti.






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pagina aggiornata il 23 dicembre 2008