poeti/psicoanalisi: Silvana Baroni
 
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da Il Tallone d’Achille d’una donna
Fermenti, Roma 2002


di bianco sale
 
L’alba apre un fondale bianchissimo
noi siamo le molliche
divorate dal lindore delle cucine
 
 
la misura dello scambio

Di solito compro il biglietto andata-ritorno
che il prezzo d’uscita e d’entrata
fan l’esatta misura dello scambio
Sono scommettitrice
donna quanto mai orizzontale
perché la vita è uno strano connubio
di silenzi e minacce
un gioco che d’improvviso scongela
un salvagente che scioglie in mare
la sua plastica e l’aria
…e dai nostri sguardi ricolmi quei giovani
tuffi di schiena…
I passi li misuro
che non siano troppo corti troppo lunghi
in ogni caso preferisco la rivoluzione da ferma
guardare il cielo che tira su la schiena
ed io a bocca vuota con gambe pallide
portarmi lentamente fuori città
Il mio sogno è una casa fuori città
essere la donna in-cinta fuori città
sperare con altri fuori città
che la città non esista
perdermi dietro la coda dei cani
nel buco di un ragno essere la crisalide
che ricorda quel che l’uomo dimentica

catalogo
 
Io catalogo le piante del giardino
i sottaceti in casa gli indirizzi
taglio sorrisi e li incollo
con la meticolosa libertà
di chi non ha limiti
apro la testa dei pensieri
in un film autoritratta
e m’addosso alla colonna d’ombre
all’antico passar di nuvole
Nel chiaroscuro di un tempo sospeso
tendo l’arco delle inflessibili solitudini
 
 
 
e nel frattempo vivere
 
Tra noi le ore continuano
come desideri all’inizio del mese
Ma quale amore
che ha l’aria volentieri
e mescolanza anfibia di richiami
dopo cialde succulente è ancora?
E da che parte quell’antico
progetto libero d’andare
che dura e non cede?
E quale intermittenza d’ozi
tra soluzioni in giro e incanti?
E nel frattempo vivere


piegano
 
Fogli di carta gli anni
piegano il centro in una riga
che pare abbia da dire
ma forse
solo urgenza di scadere
 
 

dove torno
 
Gli spiccioli li ho spesi alla stazione
Dove torno è un paese di pietra
sotto un cielo che fila malinconia
E’ il paese in cui nasci solo con un nodo
e ti trovi assieme fra i lampioni
L’amore poi son piume bagnate
se le sgrulli poi voli

 

da invidiare

State tranquilli!
quando ci sarà pane per tutti
vino propizio giostra di vizi
bobba da sballo risa da sfizio
e ancora smagati capricci
Altro ci sarà
per tutti
L’amore
ancora
da invidiare
 


l’amplesso

Che sia a lungo e in segreto
Sia nell’ora del cotone della seta
Sia il drago che tira di spalle
tra le gambe che reggono
Lo scoiattolo che si perde
tra i punti cardinali
Sia inatteso vinca
Sia la cicatrice d’una notte
o la gabbia di una stella
o un verso solo completamente.
Sia accanto
nel giusto registro dei silenzi esauditi
lì dove si assottiglia la venatura del rosso
Sia l’insieme della prima e ultima volta
Noi che l’abbiamo accompagnato
fino al cuore della montagna

 


una risposta
 
Da me vuoi una risposta d'angelo puro
ma anche dal rosso del fuoco più vivo
dalla tavola apparecchiata, dai figli
dalle buone creanze, dal sesso sfrontato
Ti rispondo sabbia
sabbia nella busta indirizzata
dalla mia casa di sabbia
Qui nessuno è un miracolo
La sabbia sono i giorni impalliditi
 
 
 
quando è l’ora
 
Scale al temporale la casa
e un corridoio di valige clandestine
Un campanaccio sopra l’uscio
sfinisce quando è l’ora della fine
Di certo non mi commuovo
se la sera non raduna i suoi clienti
in un brindisi, se il gioco degli scacchi
non coglie la resa del re
Amo il teatro che ruba il respiro
che turbina di stature altissime di pulviscolo
Ma il vuoto
che sul bordo passeggiando
m’attira nella piaga
è ancora l’aria pungente
di qualcosa di perso per sempre
 
 
 
in un sudario
 
C’è un giorno
un’ora in particolare
in cui sesamo si spalanca
e si vede la carogna integrale
covare l’uovo spudorato
Allora mi serro
in un sudario sintetico
faccio l’acqua
che galleggia sull’acqua
Dipingo la pioggia
sulla veglia dei girasoli
 
 
se guardi
 
Le cose nutrono distrattamente
basta che passi e ti lasci guardare dalle cose
che le cose nascono dalle cose che guardi
 
 
 
sono tempi….

E’ una stagione da museo
un plenilunio tra statue domestiche
La memoria ci muore nella mano
nel marmo della mano
Come sempre tutto finirà
nel corpo della cavalletta che salta



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
da Nel circo delle stanze
Fermenti, Roma 2006


La formica è nuda sulla sedia
 ho la lente funeraria e la vedo piatta liscia disidratata
  scopro che le formiche invecchiano e muoiono di notte inumate nel vaso delle bianche azalee
   penso e scommetto su quello interrato quindi torno agli inutili esercizi da camera seguita a vista da un metronomo
    Con le braccia sulla traiettoria degli stinchi respiro così che la polvere va giù e divarica dentro
     guardo in alto, il decoro delle nuvole è sempre più in alto e al centro un isterico baratto impedisce da sotto l’impalo
      la miglior fuga è camminare camminare camminare… sorpassare le formiche che muoiono
 
Si nasce uovo sotto la neve pietra dura fra le dune suggerimento da una boa sganciata anni luce fa
 e ci si perde a scena aperta levandosi dal letto gelidi senza voltarsi
  un artefatto musicale quasi un brusio più nudi dello sperma sputato da una fontanella in riva al mare
   Questa la vita
    una tisana di foglie macerate l’acquitrino di passi andati l’acquatinta di felci veramente speciali e soprattutto
     la precipitosa esibizione (che se non sei rapido non la vedi) del Budda
                                          
La prima sedia è al sole e lì siede il figlio di puttana con la Marlboro tra i denti
 nel disgelo tra le sedie del CRAL passa il garzone dentro la cesta non più ciriole ma baguettes
  Un ricco alfabeto di gesti riempie via via la piazza la piazza si spoglia via via dei gesti
   un terzo uomo passa di lì non sa che nuota ch’è un infinito che nuota e solo a volte una goccia che schizza…
    è sera torna a casa pinnando per non saltare del tutto
 
 
per gentile concessione dell'Autrice
 


Silvana Baroni vive a Roma. E’ medico-psichiatra. Ha curato rubriche sulla comunicazione e di critica d’arte. Ha esposto dal 1980 opere pittoriche ed installazioni in Italia e all’estero. Hanno scritto di lei: Filiberto Menna, Susanna Misiano, Luciano Marziano, Stella Santaccatterina, R.M.Siena. Ha pubblicato nel 1992 un testo di aforismi e disegni umoristici "Tra l’Io e il Sé c’è di mezzo il me"  con presentazione di Vincenzo Mollica e nel 1994 una raccolta di poesie  "Stagioni", entrambi per le Ed. Il ventaglio; nel 1997 una raccolta di haiku e disegni  acquatinta-acquerugiola prefata da Rosalma Salina Borello e Rino Cerminara; nel 1998  "Nodi di rete" prefato da Mario Lunetta e nel 2001  "ultimamente" prefato da Plinio Perilli, entrambi per le Ed. Fermenti; nel 2002 "La musica dell’inquietudine" per le Ed. Ianua e "Il tallone d’Achille di una donna"  per le Ed. Fermenti; nel 2006 "Nel circo delle stanze"  per le Ed. Fermenti.



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pagina aggiornata il 23 dicembre 2008