Emilia De Simoni: di sguardi di luoghi (1979-2004)
 
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Serafina
SERAFINA NON E' VERSO UNA REALTA' UNIDIMENSIONALE IL TUO SGUARDO MOLTEPLICE A COGLIERE MONDI PRECLUSI PER QUELLI CHE HANNO OCCHI CENTRATI NELLE ORBITE E FISSI DINNANZI ALLA MOBILITA' DEL TUO SGUARDO SBIECO TESO AL CIELO COME ALL'INFERNO DI FIGURE OSCURE E SALTELLANTI TRA I CESPUGLI E LE GROTTE DEI TESORI NASCOSTI E LE VIOLENZE D'AMORE STRANIERO PER LA MEMORIA DEL TUO RIDICOLO TRUCCO SULLE LABBRA VERDE E SEGMENTATO DALLE INCERTEZZE DELLA MANO PESANTE INCONTRI NOTTURNI SULLA DIREZIONE DI QUELL'OCCHIO RICURVO CUI SI AFFERRANO ABBRACCI E STUPRI NELL'ODORE DI LETAME E DI UMIDA NOTTE ABRUZZESE MAI CALDA COME L'ULTIMO SOLDATO CHE TI HA POSATO UN CONTATTO DI PELLE FUGGITIVO A NON DIMENTICARE IL PARADISO CHE TI PORTI DIETRO GRASSA DI ESPERIENZE VERE IMMAGINATE E VIAGGI TRANSOCEANICI PER FINIRE A TRASCINARTI IN QUESTO ASSURDO SORRISO DI DISPERAZIONE DOVE IL CANTO ESULTA STONATO NELLA RECITA INSOLITA DI UN MITO PIU' ALTO DELLE NOSTRE PERCEZIONI RETTILINEE E MAI INCERTO COME IL NOSTRO AFFERRARE NOTE DISCORDANTI E TRATTI DI PERPLESSITA' CHE LE TUE DITA NON CONOSCONO DONANDOSI NEL GREMBO SPORCO DI MENSA ULTIMA ELEMOSINA A ESORCIZZARE UN EROISMO SCONOSCIUTO E PAUROSO AL NOSTRO MONDO DI MEZZO




Civitella del Tronto 1979
 
 
 
 
Annabella Rossi Trastevere 1984
 

Annabella Rossi


Ho risalito le strade della memoria che non mi appartiene, per farla mia. Come le scale di quella casa densa di devozioni altrui e sofferenze che non si riesce a soffermare il pensiero per non esserne coinvolti sorridendo di persone e ricordi relegati a pochi istanti di assenza dal dolore per negarlo. Come non esistesse la vergogna e l'umiliazione di cui parlava soltanto guardandola negli occhi si è travolti da un'immane verifica che non è possibile riandare a percorsi già compiuti o restare ad aspettare che i compagni di strada tornino a rinnovarli almeno verbalmente anche questo è inutile. Io non so nulla di queste storie trascorse di questa gente che all'improvviso intravedo per apparentemente non casuali occasioni. Di questi intrecci nei quali si profondono inattese combinazioni di numeri di vie di volti e sensazioni condivise. Ma comincio a capire che quei punti d'incontro apparente sono un'illusione ottica fondata sulla realtà della distanza. So di libri e ricordi suscitati da letture antiche che non credevo così radicate nell'idea del mondo emergente dal trascorrere dei giorni che si vanno accorciando e dilatando in certe pesantezze del non agire. So di riscontri di tali idee incapaci di provocare delusioni e piuttosto origini di una sazietà che giustifica il non vivere se non nelle parole che ininterrotte edificano questa vita irreale. E di gente che più abilmente finge di esserci assimilando il sapere di carta stampata e proclamando il Verbo all'ombra di accademie eterogenee in abreazione continua e risolutiva del vuoto. E l'unica prospettiva che scorgo negli atti ripetuti e nel succedersi inarrestabile del corso della terra intorno al sole è quella di ripetere gli atti come definitivi. Salvezza dall'assenza. La luna risveglia i latrati dei cani sonori nel rumore consueto dei primi accenni estivi passi sulla ghiaia macchine che rallentano voci indecifrabili se non a tratti come mosche di passaggio.


SEI TU ANNABELLA NASCOSTA TRA I DEVOTI A INSEGUIRE IL MISTERO BERRETTO PERUVIANO DELL'UOMO ASCESO VERSO IL MANTO AZZURRINO DI MADONNE INVISIBILI A RICEVERE STIMMATE E SOLCHI DI DOLORE SUL VOLTO NERO E CERTEZZE SOPRANNATURALI URLA DI NASCITA DELLA DONNA D'INFINITO LUTTO BELLA AL CONTRASTO DI MISERI ALTARI PER FEDI INEVITABILI COME DESTINI OSCURI NEL TEMPIO SENZA INTONACO DEL GLORIOSO RITO DI MORTE E GUARIGIONI SACERDOTESSA ANTICA A CONFORTARE I VINTI DI VITTORIE VINTA CADERE DA UN CONFORTO MANCATO E TU ANCORA MAI STANCA DI UMANITA' TROPPO UMANE DA AVVENTURARTI IN CHIUSI UNIVERSI ROMANI DI TANTO OPPOSTI ALL'AMPIEZZA DEL MONDO DEL RIMORSO DA APPARIRE BANALI SE LA TUA ANSIA CURIOSA NON LI ELEVASSE A STORIA DI MITI QUOTIDIANI ILLUMINANDO DESTINI NON DI VINTI MA OSCURI TU PIU' OLTRE I CONFINI DI ACCADEMIE E MUSEI DI CHI REGISTRA E SCHEDA SOFFERENZE E ESISTENZE ECHI ARCAICI NELLO SPAZIO E NEL TEMPO TRASCRITTI OGGETTI DI NON UMANA INDAGINE E NON GLORIOSA SCIENZA DI CATTEDRE E RETORICA CHE NON CONOSCE IL SEGNO DEL MORSO DEL SALENTO




Diego Carpitella
 
Ricordando Diego



Il Bianco di Maria


Correggi il rumore di fondo che altera l'armonia
nei fotogrammi al secondo cerca la sincronia

tra il bianco di Maria e la registrazione

trova il punto preciso della perforazione
perché vi resti inciso l'accordo dell'unione

tra la musica e il ragno

nell'orchestrazione del morso immaginario
rendi definizione al segno originario

adatta lo strumento ai tempi del dolore
accompagna il tormento finché la danza muore
 
 
 
 
 

fotogramma da Meloterapia del tarantismo
di Diego Carpitella


Tor Bella Monaca 1988
 
 
Cielo grigio palazzi sullo sfondo chiesa astronave pubblicità immondizia vite delimitate sopra dal raccordo roulottes prolungate in dimore su rifiuti piccoli piedi fachiri stracci quotidiani vesti festive colorate nel bianco alieno e me evocante riti spaventi topi in cerca di salvezze improbabili uova rotte nell'abito fiorito fatture nere di peli soldi bruciati cenere promesse. Bottiglie di plastica a pendere dalla sopraelevata automobili camion confine di estreme solitudini su strade impercorribili da passi umani vado a cercarmi e tutto è così chiaro nella luce giusta della pioggia.
 
 


 
 
I morti a Balvano parlano per bocca dei vivi
che sono più morti dei morti.
Desiderio di fine li assale
neri contrastano le tombe
il bianco si riflette nei volti
pianto condiviso
ogni lutto trova spazio.
A noi non resta che precipitare
- obiettivo capovolto -
il senso del riprendere
l'illusione di cancellare o correggere
 
 
Balvano 1988



 
 
Anghiari lavorazione del tabacco 1988-1992

 
 
 
 
 
Serra

 
germogli inattesi
credevamo estinti
inclini al nero
lutto gestatorio

vivranno
messi a dimora
in campo aperto
sopporteranno
le ricorrenti notti

albeggiare di spiriti
nelle piane toscane
riemergeranno
paesaggi compositi
secoli d'arte
oscillazioni umide
restituisce il suolo
immaginazioni

sangue di soldati
dalle prove
dell'affresco perduto

crescono larghe
foglie
di tabacco
saranno
cimate raccolte essiccate
fuochi esperti
a renderle morbide

pelli umane
da accarezzare e fiutare

nuovi semi
lenti gesti
spargeranno
a febbraio trasparenti

saggi nei tempi
 
 
 
 


Viale Trastevere sul finire del 1999


 
 
Conosco tutto ormai di questi platani
di questo bosco urbano senza quiete
di questo viale che mi porta dentro
dalla casa tra i rami e le vertigini
a quella insenatura riparata
dove mi ormeggio in labile legame

disancorata sempre

lungo il fiume di strada ferrata
inseguo foglie
stelle al navigante
nelle colorazioni di stagione

su queste vele chine
oranti
scenderà il favore del vento
 
 
 
 
 
 
 
 



Viaggiando
su strade d'inganno
penetra in costruzioni orbate
lo sguardo sconsolate radure
devia verso tormenti di ulivi
immagina
in cerchi di ginestre
riti arcani
la natura irrompe di giallo
unica sacra sulle abiure del paesaggio
consola gli occhi dal santuario gotico
addolorata
terra di confini
punge un ovunque alla luce di giugno
oltre cunicoli preistorici
affronti scolpiti nei corpi geologici

assoluzione
da una chiesa il volto gigante
del santo recente la nega
sorprende
rende la curva rischiosa
nel verde gemmano
accenni di case
resistono ai margini
papaveri scesi da altri pianeti
la terra riassorbe i contrasti pietosa
nella sua veste macchiata
redenta dai monti spogliati
lontani di non visibili peccati
umani
 
misteri sanniti
 

 
Verso il Molise 2 giugno 2002



Misteri di Campobasso 2002
 
 


fotografia di Antonio e Alfredo Trombetta
 (1880-1890) tratta dal volume di Ada
 Trombetta "Fascino e suggestione del
passato nella processione de 'i Misteri'
a Campobasso"


 
 
 
 
Viaggio a Tricarico marzo 2004
 
 



 
 
 
 
 
 
Lungo il Basento
 
Mura crollate sacre
corone di mattoni.
Ignota dignita'
a chi fu allora
si porge alle macerie
sulla lastra,
pala d'altare monte
al cui fondo deposte
ostensorio di seme.
Uomini schiusero
gambe alle donne,
generando voci
di figli fuochi fredde
anime morte.
Ora le cinge
un viadotto.
Salerno
 
Una nave nel golfo bersaglio
Oltre le gru di scempio
Edificante
Ma ti sollevano sparsi
Quei tumuli di bello inaffogabile
 
 

Torre del Greco
 
Si siedono in acqua le case
sfregiate in attesa
dell'onda finale.
Che giunga a mondare
anomala macina
graniglie di calci.
Nei campi distese
mammelle di serre
rilanciano il latte del cielo.
 
 

Villa Literno
 
Villa Literno vietato
attraversare i binari suicidarsi
sotto le dita bianche delle gazze.
Fertile inferno dove i tralci
giganti fanno vino a coppe fonti
battesimali di pietra insollevabili.
 
 


Pietrapertosa
 
Pensano occhi di case
rare dalle Murge di Pietrapertosa
guardano il treno che guarda
occhi di case pensanti
 
 
 
Non dolomitici

Pecore vacche struzzi! ulivi terre,
mi sillaba il paesaggio, solitarie
che indecente denuda invernale la luce
in ogni ruga.
Sui rigagnoli rigidi panni all'aia spaventanti
passeri al sole, candelabri di rami forse viti.
Non dolomitici monti appenninici verdi
selvatici orlati di neve,
aspra del sud.
Il treno li perfora in gallerie luttuose.
All'uscita ne gode.





Matera luglio 2003 (foto di Vito Lattanzi)



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pagina aggiornata il 28 febbraio 2010